Normal Barbie: quando il gioco influenza la pubblicità

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Oggi parliamo di figure e prototipi che influenzano la percezione sociologica e visiva sin dall’infanzia influenzando comunicazione creativa e Media advertisting.

L’eroicità per i bambini e la bellezza per le bambine
Prendete come esempio le figurine: per i bambini queste raffigurano mostri e eroi che hanno capacità di fare qualcosa, di combattere, di reagire, di conquistare; per le bambine invece le figurine riportano immagini belle, luccicanti, immagini che devono essere ammirate. Così per i giochi: mostri o macchinari che fanno qualcosa per i maschietti e bambole bellissime da pettinare, truccare e rendere sempre più ammirabili per le femminucce.

Questi paradigmi influenzano la crescita e l’assetto socio-culturale percettivo di immagini e ruoli all’interno della vita sociale. Ci sono state figure positive nei cartoni animati della seconda metà del novecento come Heidi: una bambina positiva, cicciottella, partecipativa e con buoni propositi (aiutare il nonno, far camminare Clara) e conseguentemente nel  primo decennio del 2000 hanno preso piede altre Eroine in produzioni cinematografiche come per esempio Merida nel film Brave che ha comunque suscitato polemiche nella successiva rivisitazione del suo aspetto, reso più sensuale e femminile. Stesso destino per Heidi che ad oggi in una serie televisiva è interpretata da una bambina molto più magra rispetto alla figura disegnata.

Dunque si stanno timidamente affacciando alla società piccoli cambiamenti che però vengono sempre turbati dalla tentazione della perfezione.

Una grande novità del nostro tempo è la “Normal Barbie” ovvero la nuova bambola Lammily Doll che al contrario della classica Barbie si presenta con forme normali, una altezza nella media e con vestiti sportivi trasmettendo l’immagine di una ragazza attiva e semplice.

Conclusioni

Le pubblicità che inneggiano alla perfezione con donne meravigliose, oppure pubblicità che invitano all’ammirazione del corpo femminile sono una normale evoluzione di ciò che viviamo col gioco fin da piccole così come per i maschietti amare film di azione, personaggi eroici e senza paura rispecchia la trasposizione di mostri, robot e giochi che combattono, volano, ottengono, sfidano.
Una netta divisione dei giochi (per maschi e femmine) appartiene a una organizzazione sociale arcaica e in disuso nel mondo moderno. Oggi la donna emancipata lavora, combatte, ottiene così come la figura maschile. Le bambole in generale non lanciano messaggi positivi se non la bellezza, la perfezione, la vanità e la staticità tutti concetti che ad oggi sono stati scaravoltati da una fusione di ruoli sempre più marcata.
Questa dicotomia tra quello che siamo oggi realmente e la comunicazione ancora affezionata e ancorata a prototipi del passato crea sempre più polemiche, disagi e contrapposizioni.
Per esempio oggi più che mai una pubblicità che rappresenta una donna mezza  nuda in posizioni equivocabili accende tantissime polemiche perché da una parte la nostra ancestralità influenzata dal gioco di bambina ci dice che le donne sono fatte per essere ammirate e dall’altra parte cresciamo invece con input totalmente diversi che rafforzano nelle donne la voglia di essere apprezzate per qualcosa che non sia l’aspetto fisico.
Dunque da dove si parte per attivare un cambiamento? Mostri e Transformer per bambine?
Forse potrebbe essere la strada giusta.

deda-fiorini-social-media-italy

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